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Castello di Cecima.Cecima fa la sua prima apparizione nella storia molto più tardi rispetto alla sua antichissima fondazione che risale all'alto medioevo e forse prima, è citata in uno scritto del 943; si hanno conferme di alcuni scritti del 987 e del 1014. All’estremità sud occidentale, su un poggio di arenaria spianato a terrazza che sovrasta di alcuni metri le quote dell’abitato, sorgeva il Castello. Grazie alla sua presenza, ed alla posizione dominante nella valle, il paese godette a lungo di una posizione di preminenza. Citato a partire dalla metà del X secolo, rimase a lungo tempo possesso dei Vescovi di Pavia. Il borgo murato si allungava degradando dal Castello verso la chiesa. Dell’antica cinta muraria si conserva ben poco. Lo smantellamento delle strutture e del materiale hanno fatto quasi scomparire ogni resto delle mura. Solo sul lato orientale ne rimangono rade tracce, servite come base d’appoggio delle costruzioni successive. L’interesse è centrato oggi sulla sopravvivenza di due torrette, una medievale e una cinquecentesca.

Castello di Oramala. Costruito prima del 1000, appartenne quasi ininterrottamente ai marchesi Malaspina fino alla fine del XVIII secolo, e fu legato ad avvenimenti assai importanti. Il castello fece inoltre da sfondo agli scontri che videro i marchesi schierati a favore o contro i Visconti e gli Sforza di Milano. Distrutto da Niccolò Piccinino nel 1396, l’edificio venne ricostruito nel 1474 da Manfredi Malaspina con il permesso di Ludovico il Moro. Ciò che viene identificato come Castello di Oramala in realtà corrisponde solo a una parte di esso, vale a dire alla rocca. Il resto del complesso è andato perduto a causa delle numerose spogliazioni di materiale, utilizzato per costruire le abitazioni di alcune frazioni circostanti. La rocca è strutturata come un recinto quadrilatero, organizzata su due teste rafforzate, collocate a sud e nord. La prima consiste nell’enorme torre in pietra che domina su tutto; l’altra consiste in un gran corpo di fabbrica. Le corti murarie, di spessore minore, formano i fianchi del recinto, e si sviluppano fra torre e corpo di fabbrica. Nella muratura in pietra locale vi sono feritoie e aperture strombate, tipiche dei baluardi difensivi. La base delle pareti perimetrali è scarpata e delineata da una cordonatura sporgente. Alla sommità delle mura vi sono dei mensoloni in granito, che facevano parte degli originari piombatoi. Il portale d’ingresso al ricetto della rocca è ad arco ribassato ed è stato dotato di saracinesca, inserita nella sua sede originaria ancora presente nella muratura. I lavori di restauro hanno portato al rifacimento della volta caduta del locale destinato al corpo di guardia, situato sulla sinistra dell’ingresso. Immediatamente sopra questo locale troviamo la cappella gentilizia dedicata a Sant’Eufemia, già esistente nel XIII secolo. A fianco della cappella vi è il camminamento di ronda, che corre lungo i muri perimetrali. Sotto il cortile è presente un vano quadrato con pozzo centrale in pietra: da qui è possibile accedere alla torre attraverso un cunicolo collegato con il pozzo nella sala al piano terra della torre, utilizzato come riserva idrica. La torre, collocata a cavaliere del lato sud della rocca, ha una pianta particolare: una figura a semicerchio appoggiata ad un rettangolo; è databile alla prima metà del Quattrocento. Al piano terra vi è il pozzo. Nell’ala settentrionale si trova un locale sotterraneo con volte a botte in pietre a vista, identificabile come prigione: lì è anche visibile un antico sanitario. La torre si suddivide in quattro piani con volte a botte realizzate in conci di travertino a vista. I piani sono collegati da una stretta scala in pietra, illuminata da feritoie a strombatura; interessante il rudimentale gabinetto di decenza a dispersione, con caditoia di scolo verso il bosco sottostante. Il terzo piano è caratterizzato da un grande camino: due porte fanno accedere agli spalti. La sommità della torre permette una visione scenografica ad anfiteatro sulle colline circostanti.

Castello di Zavattarello. Nel 971 il borgo di “Zavattarellum” è stato ceduto da Ottone I al monastero di Bobbio; nel 1169, il feudo, lungamente conteso tra i Pavesi e la città di Piacenza, passa in mano a quest'ultima; nel 1264, il vescovo di Bobbio infeuda Zavattarello al nobile piacentino Ubertino de' Landi, che elegge il castello a sua dimora rendendolo inespugnabile; signore della guerra, definito il “ghibellino più irriducibile dell’alta Italia”, ha ricevuto ben 24 scomuniche, si è asserragliato nel castello e ha resistito all’assedio papale per ben quattro anni, probabilmente grazie al pozzo interno al castello che garantiva l’approvvigionamento idrico; nei 15 anni successivi diventa il terrore della regione a causa delle continue razzie nei paesi e castelli vicini. Intorno alla rocca comincia a svilupparsi il borgo; col tempo e con la vecchiaia egli però decise di cedere i suoi possedimenti ai guelfi piacentini; nel 1209, per decisione dell'imperatore Ottone IV, Zavattarello ridivenne possedimento del vescovo di Bobbio; nel 1358, Gian Galeazzo Visconti convoca nel castello di Zavattarello le famiglie Beccaria e Landi, con cui forma la Lega di Voghera contro i Pavesi; si consolida così il dominio dei Landi sull'Oltrepò pavese. nel 1385, il vescovo di Bobbio cede la rocca a Jacopo Dal Verme, celebre condottiero e fondatore di una scuola militale conosciuta in tutta Europa, egli fu il primo della casata Dal Verme ad avere possedimenti nell'Oltrepo Pavese; nel 1390 la donazione è ratificata dal papa Bonifacio IX. Nel 1485 Lodovico il Moro fece avvelenare il conte Pietro Dal Verme, che non lasciò prole maschile: il Moro si impadronì cosi di Zavattarello e lo infeudò a Galeazzo Sanseverino, conte di Caiazzo. Nel 1499 Lodovico il Moro fuggì da Milano di fronte all'avanzata dell'esercito francese e si rifugiò in Germania, insieme a Sanseverino. Bernardino della Corte, cui era stato affidato il Castello di Milano, si arrese ai Francesi per denaro e fu ricompensato proprio col feudo di Zavattarello e con altri beni che erano appartenuti ai Dal Verme. Gli eredi di questa famiglia però continuavano a reclamare i propri diritti e nel 1512, alla morte di Bernardino, riebbero Zavattarello. Da parte sua, il Sanseverino si alleò ai Francesi e nel 1520 riottenne il feudo da Francesco I. Le lotte tra il Sanseverino e i Dal Verme terminarono solo con la morte del primo alla battaglia di Pavia nel 1525: da allora i Dal Verme rimasero padroni in contrastati del feudo. Nel 1817 Zavattarello passò dalla Diocesi di Bobbio a quella di Tortona e nel 1923, con Bobbio, fu aggregato alla provincia di Piacenza. Le proteste, sfociate in una clamorosa "marcia su Bobbio" nel dicembre 1924, costrinsero le autorità a organizzare un plebiscito che nel 1925, decretò il ritorno del centro sotto Pavia, la famiglia Dal Verme nel 1975 dona al Comune di Zavattarello il castello, gravemente danneggiato da un incendio nel 1944. Nel 1987 l'amministrazione comunale inizia il restauro conservativo della rocca.
 

Cigognola. La struttura dell'antico castello si caratterizza per la superstite torre quadrata coronata da merli ghibellini con piombatoi e feritoie. La costruzione viene fatta risalire al XIII secolo ad opera dei Sannazzaro. Passato alla famiglia dei conti Arnaboldi Gazzaniga, lo trasformarono in residenza signorile.

Montalto Pavese. Il castello è ubicato a quota 466 s.l.m. e si palesa come costruzione in pietra e mattoni a vista sviluppantesi su una pianta di circa 120 m di lunghezza per 20 m di larghezza e 15 m di altezza. Esso mostra quattro torrioni tozzi e quadrati uno dei quali, quello a levante, è leggermente piu' alto degli altri. Fu fatto costruire nel 1595 da Filippo Belcredi. Gli ultimi e decisivi miglioramenti apportati sono opera degli attuali proprietari i conti Balduino.

Montebello della Battaglia. Il castello originario sorgeva - a quanto sembra - nel luogo ora occupato dal palazzo dei conti Dal Pozzo. La base del campanile dell'adiacente chiesa dei Santi Gervasio e Protasio ingloba i resti di una delle torri della primitiva rocca.

Montesegale. Il castello di Montesegale, di cui si vedono le strutture superstiti su un'altura del paese, è stato eretto dai Gamberana in tempi diversi. La rocca, espugnata nel 1415 dal Conte di Carmagnola, capitano al soldo dei Visconti, avversati dai signori di Montesegale, tornò solo piu' tardi in possesso dei Gamberana.

Stefanago. Sulla sommità del poggio sorge il castello esistente già nel XII secolo e restaurato nel 1477 dalla famiglia Corti. Slanciata è la sua torre quadrata in mattoni, architettonicamente piu' antica rispetto

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