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Eremo di Sant’Alberto di Butrio. Costruzione iniziata dall’eremita Sant’Alberto. Egli aveva compiuto un miracolo guarendo il figlio muto del marchese di Casasco (Malaspina). Costui fece erigere una chiesa romanica dedicata alla Madonna in segno di riconoscenza. In essa il santo ed i suoi seguaci eremiti potevano celebrare i divini uffizi e costituirsi in comunità. Del monastero edificato dagli eremiti rimane attualmente un’ala: il cosiddetto chiostrino ed il pozzo. Sant’Alberto venne eletto abate, ovvero capo della comunità, e lo rimase fino alla sua morte avvenuta nel 1073. L’Eremo era alle dirette dipendenze del Papa e era divenuto nel frattempo meta di importanza sia spirituale che temporale. Molte zone situate nelle attuali provincie di Piacenza, Pavia, Alessandria e Genova, erano dipendenti dall’eremo. Anche dopo la morte di Sant’Alberto, l’Eremo continuò a crescere in potenza e numero di monaci tanto da divenire un centro spirituale sempre più rilevante meta di illustri personaggi ecclesiastici e laici. Si crede vi abbiano soggiornato anche Federico Barbarossa e Dante Alighieri. Verso la metà del XV secolo, con l’avvento degli abati commendatari, l’Eremo incominciò il periodo di decadenza e i monaciincominciarono ad abbandonarlo per trasferirsi altrove Nel 1543 non vi erano più eremiti nell’eremo ad esclusione del sacerdote addetto alla cura delle anime. Nel 1595 la chiesa di Sant’Alberto fu eretta a parrocchia, ma durante i tre secoli successivi fu quasi totalmente abbandonata e in parte distrutta. Nel 1810, con l’avvento delle leggi napoleoniche, l’Eremo fu soppresso e requisito dal governo. Nel 1900 avvenne la riesumazione dei resti mortali di Sant’Alberto, depositati poi entro una statua di cera che si può vedere nell’abbadia e la cura di questa fu affidata a don Orione. Nel 1921 don Orione ripopolò l’Eremo collocandovi gli eremiti da lui stesso fondati nel 1899 e con loro anche un sacerdote in qualità di parroco. Questi sono ancora presenti in questo Eremo e conducono una vita di francescana semplicità e preghiera. Il complesso è dominato da un’alta torre quadrangolare, realizzata con funzione difensiva. il nucleo del monastero è formato da tre chiese, appartenenti ad epoche diverse. A sinistra della torre si trova la chiesa di S.Maria eretta da S.Alberto. Originariamente l’oratorio era ricoperto da capriate lignee, sostituite nel XV secolo da volte a crociera intervallate da robusti arconi in sasso e l’abside semicircolare presenta monofore riaperte dopo il restauro del 1973. Da S.Maria si accede, attraverso una porticina, al tempietto di S.Alberto, luogo in cui sono custodite le reliquie del santo: ai lati dell’altare si trovano affreschi quattrocenteschi, in particolare La Vergine tra Santi e Bertramino Malaspina, il miracolo di S.Alberto alla corte papale, un ritratto di un imperatore (forse Sigismondo di Lussemburgo, 1433-37). Il terzo oratorio,dedicato a S.Antonio, è trecentesco e presenta numerosi affreschi della fine del Quattrocento. Oltre la chiesa si scende a lato nel chiostro (XIV secolo) caratterizzato da arcatelle binate divise da colonnine e chiuse da pilastri; a sinistra ci sono resti del porticato cui si collegano gli edifici monastici. http://www.santalbertodibutrio.it

Eremo di Sant’Alberto di Butrio

Varzi. Chiesa Oratorio dei Rossi della confraternita della Santissima Trinità. L ’edificio risale al 1636 Storia: nella seconda metà del XVI secolo operava a Varzi un’associazione che praticava opere di pietà e assistenza cristiana. I fondatori erano quindici persone povere del posto che ottennero di riunirsi nell’oratorio di San Salvatore in Campo la prima domenica di ogni mese. Nel 1584 questo gruppo di volonterosi fece scrivere al vescovo di Tortona Cesare Gambara per avere il permesso di riunirsi nella nuova chiesa parrocchiale costruita in quegli anni al posto del vecchio oratorio di San Salvatore. Nel 1612 i consoli del comune di Varzi donarono ai confratelli un edificio diroccato per la costruzione dell’oratorio, ma per motivi sconosciuti l’opera non fu compiuta. L’iniziativa fu ripresa nel il 4 novembre 1616, quando i confratelli acquistarono un terreno da utilizzare per lo stesso scopo. Negli anni successivi acquistarono altri piccoli appezzamenti di terreno attigui a quello già comprato. Questi appezzamenti di terreno, che si trovavano dove vi è attualmente l’oratorio dei Rossi, erano perlopiù piccoli perché costituiti dagli orti di più proprietari. Il 26 giugno 1622 i confratelli della SS. Trinità stipularono con i fratelli De Grandi i patti e la convenzione per costruire il coro e l’oratorio della confraternita. La data scolpita sul portale della facciata indica l’anno 1636. Molto probabilmente la data si riferisce alla consacrazione del portale, mentre la consacrazione dell’oratorio è sicuramente anteriore. Dopo più di trent’anni si hanno notizie di spese fatte per completare l’oratorio. Nel 1672 sono notate le spese di calcina e le paghe ai mastri muratori per fare il muracione (il muro verso Staffora, base essenziale per costruire il campanile). Il 1676 probabilmente fu l’anno di inizio della costruzione del campanile che verrà terminato tre anni dopo; il costruttore fu mastro Paolo Fantone. L’oratorio era ormai ultimato e inserito nella struttura urbana del borgo, ma era privo di un piazzale antistante; infatti a quell’epoca vi erano ancora i portici che dall’oratorio dei Bianchi proseguivano fino a congiungersi con quelli tuttora esistenti in via di Dentro. Nel 1683 i confratelli decisero di acquistare il portico antistante alla facciata dell’oratorio per abbatterlo e fare il piazzale.

Santa Margherita Staffora. Chiesa di Santa Margherita Vergine e Martire. Già noto dal 1595, costituiva anticamente l’oratorio del castello locale. Descrizione Restaurato nel 1984, la facciata è in stile romanico, abbellita da una finestra bifora soprastante l’ingresso centrale, a sua volta preceduto da una scalinata. L’interno è a tre navate, le due laterali presentano un’altezza inferiore. In quella di sinistra è posto il battistero in pietra locale con coperchio ligneo, fronteggiante l’altare dedicato a San Marco, quest’ultimo sovrastato da una nicchia contenente la statuadel santo. Sempre nella navata a sinistra vi è l’altare dedicato alla Madonna del Rosario,su cui campeggia una statua lignea in oro zecchino della Vergine, databile al secolo XVIII e donata dai Marchesi Malaspina di Santa Margherita. L’altare maggiore in stile neoclassico è costituito da una mensa sorretta da quattro colonnette in marmo. Il tabernacolo in legno è sormontato da un tronetto settecentesco dorato con due angioletti ai lati. Il catino del coro è affrescato con l’immagine del Padre eterno e due Angeli. Nel presbiterio sono ricavate due nicchie con portelli in legno di buona fattura che contengono quattro reliquie di Santi. Nella piccola sagrestia a sinistra dell’altare maggiore si trovano cassettoni in legno massiccio settecenteschi e un olio su tela raffigurante la Vergine Assunta, San Luigi, Santa Teresa e San Giorgio.

Zavattarello. Chiesa patronale di San Paolo. La Pieve fu edificata nel X secolo e rimaneggiata nei secoli successivi (esiste un documento nell’archivio parrocchiale a testimonianza), la Chiesa fu ampliata nel 1500 e riconsacrata nel 1520 dal vescovo di Piacenza Pietro de Reconda; la facciata ha subito un restauro in occasione del Giubileo nel 2000. La Chiesa è di origine romanica, ha un’unica navata e sei cappelle laterali, l’abside è quella originale romanica, mentre la facciata è stata sovrapposta a quella originale nel XVIII secolo; all’interno, nell’abside, vi è una grande pala d’altare del XVII secolo, in legno dorato finemente scolpito, con il dipinto “Madonna con il Bambino e il Diavolo” ad olio del XV secolo Attuale destinazione d’uso: celebrazione quotidiana della Santa Messa.

Broni. Tra le opere piu' interessanti si segnala la Colleggiata di San Pietro. La facciata è del 1835 e l'interno è a tre navate, a sinistra in fondo la Cappella della Madonna del Rosario e a destra "La battaglia di Lepanto" tela del milanese Giovan Battista Del Sole (1662), affreschi di Gian Battista Tassinari (1610) rappresentanti i misteri del Rosario.
Vi si trova l'urna di legno intagliato di Giovan Battista Turcassano che conserva le spoglie di San Contardo d'Este patrono di Broni.
Inoltre sono conservati una raccolta di paramenti sacri del '600 e del '700 e una biblioteca ricchissima con piu' di 5000 volumi e numerosi manoscritti.

Montebello della Battaglia. La Parrocchiale dedicata ai Santi Gervasio e Protasio fu ricostruita nel 1865. La facciata è del 1912, l'altare maggiore è del 1877. Gli altari di San Girolamo e del Crocifisso sono della metà del XVIII secolo. Interessante è la base del campanile fatta di mattoni a spina di pesce e arenaria ben lavorata. Vi è una parte murata con lo stipite destro in arenaria e con l'arco a tutto sesto di mattoni. Il campanile termina con un rinforzo del 1793.

Casteggio. Sulla vetta del poggio sorge la chiesa parrocchiale dedicata a San Pietro Martire riedificata in stile neoclassico da G. Marchesi (1817).
L'alto campanile termina con un cono in mattoni. La cella campanaria aveva finestre bifore demolite per far passare le nuove campane. I capitelli sono murati nel voltone. All'interno troviamo l'altare maggiore con tempietto marmoreo (XVIII sec.). A destra, entrando, tela che raffigura la morte di San Francesco /XVII sec.). La sacrestia conserva volte a crocera con costoloni gotici.

Rivanazzano. Chiesa parrocchiale dedicata a San Germano vescovo, eretta nel 1786 sui resti di un'altra piu'antica. L'abside antica è l'attuale cappella del Rosario. Il campanile è del secolo XVII. La facciata è in stile neoclassico di ordine corinzio, affrescata nel 1895 dal pittore alessandrino Rodolfo Gambini. L'interno è a tre navate : nelle navate laterali tre altari barocchi in marmi policromi, altare maggiore marmoreo con tempietto del 1839.

Torricella Verzate. Il poggio ove è la chiesa parrocchiale è detto "il castello". Nel 1791 furono costruite ai lati della piazza 14 cappellette ove, con statue in gesso, sono rappresentate le scene della passione di Cristo. La chiesa, dedicata alla natività, fu terminata nel 1772. Sulla facciata vi è affrescata la Resurrezione. All'interno grande altare settecentesco in marmi policromi, appartenuto ad una chiesa dei benedettini di Pavia. Nella canonica, crocifisso in avorio, con tarsie in madreperla e con il simbolo dei francescani (XVIII sec.). Sopra la canonica vi è la scala santa che conduce al Santuario : si deve salire in ginocchio la rampa di mezzo costruita su terreno portato dalla Terra Santa.

Voghera. Chiesa di Sant'Ilario - Il monumento piu' antico è la chiesa di Sant'Ilario conosciuta anche come "Chiesa Rossa" per il suo tipico colore del laterizio. Le sue origini risalgono probabilmente al IV sec. d. C. Distrutta in seguito alle invasioni barbariche fu ricostruita sulle sue macerie dai benedettini. La facciata presenta, sopra il portale, una bifora sostenuta da due esili colonnine. L'interno è a navata unica. Duomo di San Lorenzo - Fu costruito nel luogo dove sorgeva l'antica Pieve ad opera dell'architetto milanese Giovanni Maria Corvetta e dedicato a San Lorenzo patrono della città. Lo stile si richiama all' architettura toscana. La facciata fu ultimata dall'architetto Maciachini. L'interno grandioso di ordine ionico, su pianta quadrata, si presenta con ampia cupola ottagonale. L'altare maggiore del XVII sec. è intarsiato di marmi con tempietto. L'affresco con martirio di San Lorenzo è del milanese Giulio Rossi. Nella navata destra troviamo la cappella di Santa Caterina da Siena con affreschi del Morgari. Sul confessionale tela con Madonna e Bambino del 1748. Nella navata sinistra, nella prima cappella troviamo l'altare del Crocifisso con affreschi del Morgari e altare barocco di marmi policromi. Chiesa del Carmine - Anticamente era la chiesa dell'ospedale fondato a metà secolo XIV dalla compagnia dei battuti. La volta, con l'Assunzione della Vergine, fu affrescata nel 1655 dal vogherese Gian Battista Cane. L'altare maggiore è in legno intagliato e ornato da sculture. Chiesa di San Giuseppe - Barocca, costruita dai Gesuiti con il vicino edificio scolastico. Il baldacchino sopra l'altare maggiore, opera di Giovanni Merlo, è del XVII sec. Le tele sono di Paolo Borroni (1768). Nell'altare sinistro, dedicato a San Bovo, tela del Morazzone.

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