La Via Francigena viene nominata per la prima volta nell´876 d.C., è conosciuta come la lunga via che parte da Canterbury e giunge fino a Roma (tomba di San Pietro). A partire dal IX secolo, la strada comincia ad essere nominata "via Francigena", ovvero strada che proviene dal regno dei Franchi. Strada millenaria, fu percorsa nei secoli da mercanti, sovrani, religiosi e pellegrini che si recavano a Roma e poi proseguivano per la Terra Santa o che, in un percorso inverso, risalivano, dopo l'imbarco a Luni, verso Santiago de Compostela. La Francigena divenne così nel Medioevo il punto d'incontro dei tre grandi pellegrinaggi, di culture, emblemi e linguaggi dell'Occidente cristiano. La Via Francigena non è una via, ma un sistema viario con molte alternative e varianti che trovano unitarietà e ufficialità nel diario di viaggio di Sigerico, arcivescovo di Canterbury. Nel 990, di ritorno da Roma dove ha ricevuto il "pallium" (la stola di lana bianca,segno del suo incarico) annota le 79 tappe del suo cammino verso Canterbury in un percorso preciso anche nella descrizione dei punti di sosta. Forti e significative sono ancora oggi le influenze esercitate dalla via Francigena sulla storia, l'arte, la tradizione religiosa dei territori attraversati, precoce testimonianza di culture europee diverse, sulla strada dal Medioevo verso l'Europa moderna. Fino al sorgere dei mezzi di trasporto di massa la Via Francigena ha rappresentato, per secoli, il collegamento principale tra Roma e l´Europa, e nel 1994 fu proclamata dal Consiglio Europeo strada della cultura.
I comuni della provincia di Pavia interessati dal tracciato della "Via Francigena" sono: Palestro, Robbio, Nicorvo, Mortara, Tromello, Garlasco, Gropello Cairoli, Carbonara Ticino, San Martino Siccomario, Pavia, Motta San Damiano, Linarolo, Belgioioso, Corteolona, Santa Cristina, Chignolo, Spessa Po.
VIDEO - LA VIA FRANCIGENA - IL VIAGGIO DEL PELLEGRINO
LA VIA FRANCIGENA - APPROFONDIMENTO
Video Viaggio del Pellegrino. Bernareggi deve mandarmelo
Museo delle Api di Montalto Pavese Il museo è dedicato a due apicoltori del luogo, Carlo Perotti e il commendator Zelindo Martini, che sono anche i primi ideatori della raccolta che rappresenta e racconta l’ evoluzione delle loro tecniche di apicoltura a partire dagli anni ‘30 fino agli anni ’90. Il percorso museale è costituito da una carrellata di attrezzi e mostra l’evoluzione delle tecniche di apicoltura nel corso degli anni, a partire dalle arnie per api a favo fisso, fino ad arrivare ad un’apicoltura a favo mobile. Sono inoltre esposti indumenti, attrezzature per la preparazione del miele e per la sua raccolta. Nel museo sono inoltre presenti alcune schede che costituiscono un percorso didattico che permette di conoscere appieno le caratteristiche delle api, il processo di impollinazione e di estrazione del miele. L’intento di che ha voluto istituire questo museo è quello di far conoscere quanto il mestiere dell’apicoltore, seppur molto affascinante, sia complesso e difficoltoso, specialmente in passato.
Attuale destinazione d’uso: nel palazzo è stato ricavato un museo.
Mulino Pellegro di Santa Margherita Staffora. Secondo alcune testimonianze scritte già nel 1275 sembra esistesse nel luogo in cui si trova oggi la struttura, un mulino chiamato Falchio, di proprietà del potente casato dei Malaspina. Nel 1835 il proprietario Pellegro Negruzzi restaurò per le prima volta il mulino, questo prende il nome di “Pellegro”. L’ultimo a lavorare nel mulino fu Giacomo Negruzzi, nonno dell’attuale proprietario. L’ ultimo intervento di restauro-manutenzione risale invece al 2004 e da allora il mulino è stato trasformato in un museo didattico grazie al quale è possibile osservare il procedimento mediante il quale si otteneva la farina dal frumento. Il progetto di recupero di questa porzione della struttura è stato finanziato da Pic Leader Plus, Gal Alto Oltrepò, Fondazione Banca Regionale Europea. Il complesso è composto da una casa padronale e due “rustici portici” contenenti una pigiatrice, una sgranatrice per il granoturco, un aratro e un selezionatore di grani, dal mulino con ruota e condotto e un bacino posto nella collinetta alle spalle del mulino stesso e raggiungibile con una scala in pietra. Inoltre nell’ampio prato davanti alla ruota del mulino si possono trovare rari tipi di aratri, erpici e la macchina per la semina del grano. La ruota originale in legno è stata sostituita con una nuova struttura in ferro risalente agli anni ’30.
Casteggio. Il borgo antico di Casteggio al quale si accede oltrepassando il cosiddetto Voltone, la porta nord dell’antica fortezza, nella cui parete sinistra sono murati due capitelli romanici e un putto in cotto del XVI secolo. Prima della porta nord, a sinistra nella piazza, un bassorilievo in marmo bianco del XVIII secolo rappresenta La Madonna della Neve. Oltre la porta s’incontra il vecchio Municipio, di fronte al quale, in alto, spicca la Vittoria Alata del Monumento ai Caduti. Proseguendo s’incontra l’oratorio di San Sebastiano neoclassico, della prima metà del XVIII secolo. Al suo interno si conservano alcune interessanti tele cinquecentesche, un coro ligneo del ’700 e preziosi armadi di sacrestia. Di notevole interesse è il palazzo della Certosa Cantù, nobile dimora del ’700, attuale sede del Civico Museo Archeologico.
Godiasco. Di fondazione probabilmente celtica, nel 222 a.C., Godiasco fu sottomessa dal console Marcello. Attorno all’anno Mille gli Obertenghi occuparono la valle Staffora, la più breve via di comunicazione tra la Lombardia e il mare e Godiasco poté godere del vantaggio di trovarsi sulla Via del Sale. I torrioni delle mura furono opera dei Malaspina come il Castello, non più esistente, munito di tre ordini di mura. Nel primo ventennio del 1400 il Marchesato di Godiasco, tolto ai Malaspina, fu concesso al Conte di Carmagnola da Filippo Maria Visconti, con crescita della sua importanza politico-militare. La struttura medioevale del borgo di Godiasco è confermata dalla toponomastica, con suggestivi richiami a mestieri antichi (conciatori, boscaioli, ecc.)
Montebello della Battaglia. Ossario dei Caduti della Guerra d’indipendenza del 1859, a forma di un tempietto dorico sormontato da una statua allegorica dell’Italia, eretto nel 1884 ad opera dello scultore Egidio Pozzi di Milano.
Romagnese. Il museo civico di arte contadina si trova nella torre del castello di Romagnese, e vuole trasmettere alle generazioni future un'eredità storica che merita di essere sempre ricordata. E' di notevole interesse tecnico e conserva un legame con le proprie origini al fine di evitare la scomparsa delle piccole comunità di paese. Gli arnesi degli artigiani di un tempo, l'ambiente dove si svolgevano le loro attività sono caratteristici di un momento storico particolare. La bicicletta dell'arrotino, il banco del barbiere, la macchina per filare, gli arnesi del falegname fotografano momenti di vita lavorativa così come l'angolo della cucina e quello della toeletta esprimono veri momenti di vita semplice.
Stradella. Il Civico Museo Naturalistico - Città di Strabella -Ferruccio Lombardi presenta interessanti raccolte geologiche.
- Nel Museo della Fisarmonica Mariano Dallapé e Figlio si ricostruisce la storia dello strumento musicale che ha reso illustre il nome di Stradella. Nel 1876 Mariano Dallapé , di origine trentina, scelse Stradella per impiantare la fabbrica di produzione della fisarmonica. Stradella fu città adottiva del primo ministro della sinistra storica Agostino Depretis, che vi morì il 29 luglio 1887; il suo monumento funebre fu realizzato dall’architetto Luca Feltrami.
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